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23/07/2019, 17:51



DALL’IMPERO-ROMANO-ALLE-INVASIONI-BARBARICHE


 «Per quel che riguarda la situazione degli Anauni, dei Sinduni e dei Tulliassi, (...) Concedo loro tale beneficio, per cui, qualunque attività o azione giudiziaria abbiano intrapreso come se fossero stati cittadini romani"(Tavola Clesiana)



«Per quel che riguarda la situazione degli Anauni, dei Sinduni e dei Tulliassi, per i quali il relatore dice di avere appreso che in parte era "aggregata" ai Tridentini e in parte no, anche se ritengo che non possano dichiarare di possedere la cittadinanza romana con fondati motivi, tuttavia, poiché mi si riferisce si siano trovati in questa condizione da molto tempo, e che siano in stretti rapporti con i Tridentini in modo tale da non poterne essere separati senza grave danno per quello splendido municipio, permetto, per mia concessione, che mantengano la condizione giuridica che credevano di possedere, anche perché parecchi di loro si dice facciano parte del mio pretorio, e che alcuni addirittura siano stati ufficiali dell’esercito, e che non pochi amministrino la giustizia nelle decurie di Roma.
Concedo loro tale beneficio, per cui, qualunque attività o azione giudiziaria abbiano intrapreso come se fossero stati cittadini romani, fra di loro o con i Tridentini o con altri, ordino che siano ritenute valide; e permetto loro di mantenere i nomi da cittadini romani che, in passato, avevano preso.» 
(Tavola Clesiana, righe 22-37)


Nel 1869, nella località Campi Neri di Cles, viene scopertauna lastra di bronzo di epoca romana, denominata Tavola Clesiana. Contiene l’editto di Claudio del 46 d.C. che concede lacittadinanza romana agli Anauni, ai Sinduni ed ai Tulliassi, che si eranotalmente integrati nel mondo romano da comportarsi da cittadini romani pur nonavendone il diritto. Oggi è conservata presso il Museo del Castello delBuonconsiglio a Trento. 

Contrariamente a quanto i Romani stessi cercarono di farcredere, la dominazione romana del territorio trentino non avvenne con durecampagne militari contro i Reti. Si trattò soprattutto di un’occupazionepacifica avvenuta in seguito a relazioni commerciali già in essere dagli ultimidecenni del III secolo a.C. I Romani infatti erano attratti dall’attivitàmineraria, dall’agricoltura e dall’artigianato presenti nella zona. Tuttaviadescrissero la conquista della Rezia come una difficile impresa militaredescrivendo le popolazioni locali come dure, chiuse e selvatiche, fama che inparte ancora oggi è rimasta appiccicata ai Trentini. 

Le uniche spedizioni di carattere militare furono quelle diDruso e Tiberio contro i Reti, spedizioni di cui rimangono tracce nella concadi Bolzano in cui pare che Druso abbia fatto costruire il ponte che ancora oggiporta il suo nome (Ponte Druso, a Bolzano). Con la vittoria di Druso, ilTrentino Alto Adige entra a far parte dell’Impero Romano. A lui è da attribuireanche la creazione della via Claudia Augusta, tuttora esistente a Bolzano, ilcui tracciato corrisponde più o meno a quello dell’autostrada del Brennero, eche congiungeva Trento a Ostiglia e alla Valsugana con due diversi percorsi perpoi proseguire verso la val Venosta e il Passo Resia. 

In seguito all’invasione romana e alla diffusione di unapparato statale unitario, i territori conquistati furono organizzati inprovince e regioni, mentre la romanizzazione vera e propria delle popolazioniebbe inizio con la fine delle guerre retiche (tra il 16 e il 15 a.C.) eprocedette lentamente. 
Il territorio non venne colonizzato in massa ma lasciatoin balia del tempo e degli eventi. Sicuramente furono importanti quei soldatireti arruolati a forza nell’esercito romano che, tornati in congedo nelle loroterre, portarono con sé usi e costumi romani acquisiti nel corso delle campagnemilitari. 
Questo aspetto, sommato alla penetrazione di individui interessati adallargare i propri commerci, fece sì che lentamente la cultura localescomparisse con l’avanzare della lingua, della cultura, delle leggi edell’amministrazione romana, resistendo soltanto in qualche valle più remota. 

In val di Non, zona fittamente abitata, molti siti testimoniano una profondaassimilazione delle tradizioni romane da parte delle popolazioni indigene. Inparticolare i Campi Neri di Cles erano un centro politico e religioso nelperiodo della dominazione romana. Si pensa che vi fosse stato edificato untempio in onore del dio Saturno e che in questo tempio fosse appesa anche laTavola Clesiana. I ritrovamenti di reperti archeologici dimostrano ladiffusione della cultura romana con sculture e iscrizioni che testimonianoanche la diffusione della lingua latina. 
A Smarano in particolare nel 1982 sonostate ritrovate due statue romane del I secolo d.C. 

La tradizione romana si riflette gradualmente nellastruttura dei centri abitati, che come Trento viene ristrutturata secondo iprincipi canonici dell’urbanistica romana. Ecco che quindi si possono ritrovareun cardo e un decumano, il foro, l’anfiteatro, le terme e un’imponente cinta dimura esterne. 

I Romani, già attratti dai territori della regione per lepossibilità commerciali che questa offriva, contribuirono in grande misura allosviluppo dell’agricoltura, delle arti e dell’artigianato di cui le popolazioniretiche erano maestre. Ciononostante, le tracce di quattro secoli di dominioromano sono poche anche se ben presenti nel dialetto locale, di indubbia radicelatina. 

Il periodo romano si conclude a partire dal V secolo con unaserie di invasioni delle popolazioni barbare provenienti da nord, tra cuiOstrogoti, Longobardi e Franchi e con l’occupazione di Trento da parte dei Gotiguidati da Teodorico, nel VI secolo. Tuttavia l’area trentina riuscì amantenere il proprio carattere di territorio profondamente romanizzato, alcontrario della zona altoatesina.


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