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I tortiei da patate (tortelli di patate)

05/08/2019, 11:01

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La buona cucina è onesta, sincera e semplice.

DALL’IMPERO ROMANO ALLE INVASIONI BARBARICHE

23/07/2019, 17:51

DALL’IMPERO-ROMANO-ALLE-INVASIONI-BARBARICHE

«Per quel che riguarda la situazione degli Anauni, dei Sinduni e dei Tulliassi, (...) Concedo loro tale beneficio, per cui, qualunque attività o azione giudiziaria abbiano intrapreso come se fossero stati cittadini romani"(Tavola Clesiana)

I CANEDERLI

08/07/2019, 17:50

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I CANEDERLI

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05/08/2019, 11:01

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I-tortiei-da-patate-(tortelli-di-patate)


 La buona cucina è onesta, sincera e semplice.



TORTIEI DA PATATE


Una ricetta tipicamente trentina, piatto povero per eccellenza, realizzato con solo 4 ingredienti: patate, farina, sale e olio. Presente in passato sulle tavole di tutte le famiglie, retaggio riservato alle nonne perché si sa, nessuno cucina i piatti della tradizione meglio della nonna, è assurto a piatto re della cucina trentina ed entrato a far parte di tutti i  menu, dalla festa campestre al ristorante stellato. Ma come farlo bene? Ecco quindi alcuni consigli oltre alla ricetta.

Primo consiglio: utilizzare SOLO patate a pasta bianca, meglio di tutti le Kennebec, meglio ancora se coltivate in val di Non. 
Secondo consiglio: se le patate fanno molta acqua nel grattugiarle, non sono di buona qualità. Rimuovete l’acqua in eccesso prima di aggiungere farina e sale, ma il risultato non sarà comunque ottimale. 
Terzo consiglio: si deve utilizzare solo una grattugia grande a fori da 5mm per garantire la giusta consistenza alla patata grattugiata. 
Quarto consiglio: non lesinate l’olio o lo strutto. Ce ne vuole almeno 1 cm nella padella e deve essere ben caldo. Se è troppo poco o ancora troppo freddo, i tortelli si impregneranno di olio e non risulteranno croccanti, ma mollicci e unti. 
Quinto consiglio: la temperatura dell’olio scende quando si immerge l’impasto. Tra una frittura e l’altra attendere che l’olio torni a temperatura e non versare troppi tortelli nello stesso momento.
Sesto consiglio: i tortelli sono un piatto che va cucinato e mangiato. Non si possono preparare in anticipo, nemmeno l’impasto perché diventerà nero. 

Ed ora, la ricetta!

 

Ingredienti per 4 persone:

2kg di patate a pasta bianca, meglio se Kennebec
qualche cucchiaio di farina bianca 00
sale
olio di semi o strutto per friggere

Procedimento:


Lavare e pelare le patate. Grattugiarle con la grattugia ed eventualmente eliminare l’acqua in eccesso. Aggiungere qualche cucchiaio di farina, il sale e mescolare. 
Scaldare bene l’olio o lo strutto e versare l’impasto nell’olio caldo utilizzando un mestolo per ottenere dosi il più possibile uguali.
Quando i bordi saranno dorati, girare i tortelli con una spatola per cuocerli anche dall’altro lato. 
Servire come da tradizione accompagnati da salumi, formaggi, insalata di cavolo cappuccio, fagioli borlotti. 


...e buon appetito!

23/07/2019, 17:51



DALL’IMPERO-ROMANO-ALLE-INVASIONI-BARBARICHE


 «Per quel che riguarda la situazione degli Anauni, dei Sinduni e dei Tulliassi, (...) Concedo loro tale beneficio, per cui, qualunque attività o azione giudiziaria abbiano intrapreso come se fossero stati cittadini romani"(Tavola Clesiana)



«Per quel che riguarda la situazione degli Anauni, dei Sinduni e dei Tulliassi, per i quali il relatore dice di avere appreso che in parte era "aggregata" ai Tridentini e in parte no, anche se ritengo che non possano dichiarare di possedere la cittadinanza romana con fondati motivi, tuttavia, poiché mi si riferisce si siano trovati in questa condizione da molto tempo, e che siano in stretti rapporti con i Tridentini in modo tale da non poterne essere separati senza grave danno per quello splendido municipio, permetto, per mia concessione, che mantengano la condizione giuridica che credevano di possedere, anche perché parecchi di loro si dice facciano parte del mio pretorio, e che alcuni addirittura siano stati ufficiali dell’esercito, e che non pochi amministrino la giustizia nelle decurie di Roma.
Concedo loro tale beneficio, per cui, qualunque attività o azione giudiziaria abbiano intrapreso come se fossero stati cittadini romani, fra di loro o con i Tridentini o con altri, ordino che siano ritenute valide; e permetto loro di mantenere i nomi da cittadini romani che, in passato, avevano preso.» 
(Tavola Clesiana, righe 22-37)


Nel 1869, nella località Campi Neri di Cles, viene scopertauna lastra di bronzo di epoca romana, denominata Tavola Clesiana. Contiene l’editto di Claudio del 46 d.C. che concede lacittadinanza romana agli Anauni, ai Sinduni ed ai Tulliassi, che si eranotalmente integrati nel mondo romano da comportarsi da cittadini romani pur nonavendone il diritto. Oggi è conservata presso il Museo del Castello delBuonconsiglio a Trento. 

Contrariamente a quanto i Romani stessi cercarono di farcredere, la dominazione romana del territorio trentino non avvenne con durecampagne militari contro i Reti. Si trattò soprattutto di un’occupazionepacifica avvenuta in seguito a relazioni commerciali già in essere dagli ultimidecenni del III secolo a.C. I Romani infatti erano attratti dall’attivitàmineraria, dall’agricoltura e dall’artigianato presenti nella zona. Tuttaviadescrissero la conquista della Rezia come una difficile impresa militaredescrivendo le popolazioni locali come dure, chiuse e selvatiche, fama che inparte ancora oggi è rimasta appiccicata ai Trentini. 

Le uniche spedizioni di carattere militare furono quelle diDruso e Tiberio contro i Reti, spedizioni di cui rimangono tracce nella concadi Bolzano in cui pare che Druso abbia fatto costruire il ponte che ancora oggiporta il suo nome (Ponte Druso, a Bolzano). Con la vittoria di Druso, ilTrentino Alto Adige entra a far parte dell’Impero Romano. A lui è da attribuireanche la creazione della via Claudia Augusta, tuttora esistente a Bolzano, ilcui tracciato corrisponde più o meno a quello dell’autostrada del Brennero, eche congiungeva Trento a Ostiglia e alla Valsugana con due diversi percorsi perpoi proseguire verso la val Venosta e il Passo Resia. 

In seguito all’invasione romana e alla diffusione di unapparato statale unitario, i territori conquistati furono organizzati inprovince e regioni, mentre la romanizzazione vera e propria delle popolazioniebbe inizio con la fine delle guerre retiche (tra il 16 e il 15 a.C.) eprocedette lentamente. 
Il territorio non venne colonizzato in massa ma lasciatoin balia del tempo e degli eventi. Sicuramente furono importanti quei soldatireti arruolati a forza nell’esercito romano che, tornati in congedo nelle loroterre, portarono con sé usi e costumi romani acquisiti nel corso delle campagnemilitari. 
Questo aspetto, sommato alla penetrazione di individui interessati adallargare i propri commerci, fece sì che lentamente la cultura localescomparisse con l’avanzare della lingua, della cultura, delle leggi edell’amministrazione romana, resistendo soltanto in qualche valle più remota. 

In val di Non, zona fittamente abitata, molti siti testimoniano una profondaassimilazione delle tradizioni romane da parte delle popolazioni indigene. Inparticolare i Campi Neri di Cles erano un centro politico e religioso nelperiodo della dominazione romana. Si pensa che vi fosse stato edificato untempio in onore del dio Saturno e che in questo tempio fosse appesa anche laTavola Clesiana. I ritrovamenti di reperti archeologici dimostrano ladiffusione della cultura romana con sculture e iscrizioni che testimonianoanche la diffusione della lingua latina. 
A Smarano in particolare nel 1982 sonostate ritrovate due statue romane del I secolo d.C. 

La tradizione romana si riflette gradualmente nellastruttura dei centri abitati, che come Trento viene ristrutturata secondo iprincipi canonici dell’urbanistica romana. Ecco che quindi si possono ritrovareun cardo e un decumano, il foro, l’anfiteatro, le terme e un’imponente cinta dimura esterne. 

I Romani, già attratti dai territori della regione per lepossibilità commerciali che questa offriva, contribuirono in grande misura allosviluppo dell’agricoltura, delle arti e dell’artigianato di cui le popolazioniretiche erano maestre. Ciononostante, le tracce di quattro secoli di dominioromano sono poche anche se ben presenti nel dialetto locale, di indubbia radicelatina. 

Il periodo romano si conclude a partire dal V secolo con unaserie di invasioni delle popolazioni barbare provenienti da nord, tra cuiOstrogoti, Longobardi e Franchi e con l’occupazione di Trento da parte dei Gotiguidati da Teodorico, nel VI secolo. Tuttavia l’area trentina riuscì amantenere il proprio carattere di territorio profondamente romanizzato, alcontrario della zona altoatesina.
08/07/2019, 17:50



I-CANEDERLI


 



Iniziamo questa particolare sezione del blog con una delle ricette tradizionali per eccellenza, quella dei CANEDERLI. Un piatto povero di derivazione tirolese che è entrato a far parte della cucina di tutto il triveneto e che si vanta di non avere una ricetta precisa. Ne esistono molte versioni che variano per consistenza e per ingredienti, pur mantenendone alcuni in comune. La ricetta che vi presento è quella che abbiamo sempre fatto in famiglia, i canederli alla trentina. Non esistono dosaggi precisi dal momento che questo piatto veniva realizzato con quello che c’era a disposizione e le quantità variavano. L’unica dose fissa era quella del pane, che si quantificava con un panino per ogni commensale.

CANEDERLI ALLA TRENTINA per 4 persone

4 panini raffermi
Speck a dadini, quanto basta
Salsiccia fresca quanto basta
Erba cipollina (facoltativa)
2 uova intere
Farina quanto basta
1 cipolla 
burro
circa 200ml di latte
una pentola di brodo, di carne o di verdura

PREPARAZIONE

Preparare il brodo.
Preparare il pane tagliato a dadini, più è raffermo e meglio è. Evitare di utilizzare le briciole o l’impasto rischierà di non "tenere". Bagnare il pane con il latte facendo attenzione a non ammorbidirlo troppo e lasciarlo riposare per circa 1 ora.
Nel frattempo tritare finemente la cipolla e farla imbiondire nel burro. Una volta raffreddato, versare il soffritto nel pane ammorbidito e mescolare.
Preparare lo speck e la salsiccia tagliati in piccoli pezzi, tritare l’erba cipollina e aggiungere il tutto all’impasto. Aggiungere ingredienti finchè non vi sembrerà che nell’impasto ce ne siano a sufficienza, facendo attenzione a non esagerare rispetto alla quantità di pane o i canederli si disferanno in cottura. 
Regolare di sale e pepe, aggiungere farina quanto basta ad ottenere un impasto fisso ma non duro.
Preparare con l’impasto delle palle di dimensioni regolari. Più sono simili e più cuoceranno uniformemente. Aiutatevi con la farina se l’impasto risulta troppo molle e attaccaticcio. 
Scaldare il brodo che avrete preparato in anticipo e una volta giunto a bollore abbassare la fiamma e provare a immergere un piccolo canederlo di prova. Se sta insieme, potete cuocere anche gli altri. Altrimenti, regolate l’impasto di farina in modo che diventi più solido.
Servire con brodo caldo e grana grattugiato oppure con il sugo del goulash o dello spezzatino.



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